Nel 2015, su cento italiani solo ventisei avevano comprato qualcosa online almeno una volta nei dodici mesi precedenti. Dieci anni dopo sono cinquantasei, e quei cinquantasei spendono molto di più dei ventisei di allora. Eppure l'Italia resta indietro rispetto al resto d'Europa, dove gli acquirenti online sono ormai sette su dieci. Questa distanza è il filo rosso che attraversa il decennio.
I dati che useremo qui non vengono da una sola fonte. Le serie storiche più solide arrivano dalle API ufficiali di ISTAT e Eurostat, aggiornate a inizio 2026. I numeri sul valore del mercato e sulle abitudini di spesa li forniscono Netcomm e l'Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, CRIF per il credito al consumo, Casaleggio Associati per le proiezioni. E tre studi accademici peer-reviewed ci aiutano a capire perché l'Italia ha avuto la traiettoria che ha avuto.
Il quadro che emerge smentisce alcune certezze. Non c'è solo una crescita lineare, e il COVID non è il protagonista assoluto che spesso viene raccontato.
- ✓La penetrazione degli acquirenti online in Italia è passata dal 26,4% (2015) al 56,2% (2025): più che raddoppiata, con un divario di 17,3 punti ancora aperto rispetto alla media UE del 73,6%.
- ✓Il salto vero è avvenuto prima del COVID, non durante: tra 2015 e 2019 la quota è cresciuta di 12 punti in quattro anni di crescita strutturale.
- ✓Il mercato B2C ha toccato i 58,8 miliardi nel 2024 e i 90,6 miliardi complessivi (prodotti + servizi) nel 2025.
- ✓I 24,4 milioni di acquirenti abituali generano il 93% del valore totale: il mercato italiano vive sui clienti consolidati, non sui nuovi entrati.
- ✓Il BNPL è passato da fenomeno di nicchia a 6,8 miliardi nel 2024, con crescita del 46% annuo, e dal 20 novembre 2026 entra dentro la normativa sul credito al consumo.
Il punto di partenza: l'Italia del 2015 e il ritardo digitale strutturale
Dieci anni fa il mercato italiano dell'e-commerce era una promessa più che una realtà di massa. La quota di italiani che avevano effettuato un acquisto online nei dodici mesi precedenti si fermava al 26,39%, contro il 49,22% della media UE-27 (Eurostat, 2015). Quasi ventitré punti percentuali di scarto. Per contesto: in Germania o nel Regno Unito un consumatore su due aveva già imparato a comprare online, mentre in Italia ancora tre su quattro non l'avevano mai fatto.
Questo divario non era casuale. Nasceva da tre frizioni specifiche, documentate da anni dalla ricerca accademica. Uno studio empirico pubblicato sul Behaviour & Information Technology (2016, Taylor & Francis) ha applicato il modello MOCA a un campione di consumatori italiani e ha individuato età, fiducia e rischio percepito come barriere primarie. Più l'utente è anziano, meno si fida di consegnare i dati della carta a uno schermo. Nel 2015 l'Italia aveva la struttura demografica più anziana d'Europa dopo la Germania, con la differenza che in territorio tedesco la digitalizzazione amministrativa era partita da decenni.
Oltre alla demografia, pesava il fattore culturale. Una ricerca pubblicata su Knowledge and Process Management (Capece, Calabrese, Di Pillo et al., 2013, Wiley) ha legato le dimensioni di Hofstede al tasso di adozione e-commerce: power distance alta e individualismo basso, due tratti che caratterizzano il mercato italiano, riducono la disponibilità a fidarsi di un venditore senza mediazioni. Comprare al supermercato sotto casa significa avere un volto, un negoziante, una rete di relazioni. Comprare online significa fidarsi di un'interfaccia.
A livello strutturale, l'infrastruttura frenava ulteriormente. Logistica frammentata, banda larga distribuita male nelle aree interne, una rete commerciale fisica densa e capillare che rendeva poco attrattivo lo spostamento online. E le PMI, che nel 2016 vendevano online nell'11% dei casi (ISTAT), formavano un'offerta domestica troppo sottile per spostare massa critica.
Eppure dentro quel 26% c'era già una popolazione di early adopter abituati a comprare libri, voli e tecnologia. La crescita poteva partire solo da lì.
La prima onda: quando lo smartphone ha cambiato tutto (2015-2019)
Spesso si indica il COVID come l'evento che ha digitalizzato gli italiani, ma i dati Eurostat mostrano una dinamica diversa. Tra il 2015 e il 2019 la quota di italiani che aveva acquistato online è salita dal 26,39% al 38,28%: quasi dodici punti in quattro anni, in piena crescita ordinaria, senza nessun lockdown e senza nessuna emergenza. È una crescita più rapida di quella che vedremo dopo il picco del 2021, ed è la prima evidenza che il vero motore strutturale non è stato la pandemia.
Il motore aveva un nome preciso: lo smartphone. Nel 2018 il 41% delle transazioni e-commerce italiane si concludeva già da mobile (Osservatorio Mondo Retail). Era un dato in linea con i mercati nordeuropei e ben superiore a quello che le narrazioni di settore raccontavano in quegli anni. Nel 2020 e 2021 la stessa fonte misurava il 51%: il mobile aveva sorpassato il desktop come canale di acquisto principale.
Tre fattori hanno guidato questa transizione. Il primo è l'espansione delle reti 4G, che tra 2014 e 2018 hanno coperto il territorio in modo sempre più capillare. Il secondo è la maturazione delle app dei grandi marketplace: Amazon ha investito massicciamente sull'esperienza mobile italiana proprio in quegli anni, seguita a ruota da Zalando, eBay e i retailer fashion. Il terzo è generazionale. La fascia 25-34 anni, che oggi raggiunge il 59,7% di penetrazione nei dati ISTAT 2024, è entrata nel decennio già avendo lo smartphone come strumento primario di interazione digitale.
Questa fascia ha imparato a comprare online prima ancora di sapere che si trattasse di e-commerce. Per loro non è stata una conversione, ma l'espansione di un'abitudine già presente. Lo studio MOCA del 2016 lo aveva previsto su base teorica: la familiarità con la tecnologia abbassa la barriera di fiducia. La generazione che apre il decennio è la prima che non ha bisogno di costruire fiducia, ce l'ha già.
- Penetrazione e-commerce Italia: dal 26,4% (2015) al 38,3% (2019), un guadagno di quasi 12 punti in quattro anni - fonte Eurostat dataset ISOC_EC_IBUY.
- Quota di transazioni da smartphone: dal 41% nel 2018 al 51% nel 2020-2021, secondo Osservatorio Mondo Retail.
- Imprese italiane (10+ addetti) che vendono online: dall'11% nel 2016 al 20,4% nel 2024 - quasi raddoppiate, dati ISTAT.
- Fascia 25-34 anni nel 2024: 59,7% di penetrazione, paragonabile alle medie nordiche.
Si è digitalizzata più la generazione di chi compra che il sistema di chi vende. Le PMI italiane sono rimaste indietro: nel 2016 vendevano online nell'11% dei casi, dieci anni dopo siamo poco oltre il 20%. Il consumatore ha corso più veloce dell'offerta domestica, e questa asimmetria ha aperto la strada alla seconda onda.
La seconda onda: marketplace globali e la riconfigurazione del mercato
Il ritardo delle imprese italiane rispetto ai consumatori ha creato uno spazio subito occupato dai marketplace internazionali. offerte Amazon, Zalando, sconti eBay prima; codici sconto Shein, coupon Temu, promozioni AliExpress nella seconda metà del decennio. Nel 2025 i marketplace pesano per €17,1 miliardi sull'e-commerce italiano complessivo: è il secondo settore per volume, dopo Travel & Tourism, e davanti a categorie storicamente forti come elettronica e moda separate (Casaleggio Associati).
L'effetto sui retailer locali è stato a doppio taglio. Da un lato i marketplace hanno offerto alle PMI un canale di vendita pronto, con logistica, pagamenti e sistema di recensioni inclusi nel pacchetto. Dall'altro hanno compresso i margini e spostato la relazione con il cliente sulla piattaforma, non sul venditore. Vendere su Amazon significa accedere a milioni di clienti, ma comporta commissioni del 15-20% sui prodotti più popolari e la perdita di controllo sui dati di acquisto.
In questa seconda onda l'altro fenomeno che cambia gli equilibri è l'esplosione del grocery online. Nel 2016 solo il 7,5% degli acquirenti online italiani aveva comprato alimentari sul web (ISTAT). Nel 2024 sono il 63,8%. È il balzo settoriale più grande del decennio, otto volte più rapido della media. Il salto è dovuto in parte al COVID, ma anche qui i dati raccontano una storia più articolata: il grocery online era già al 12,9% nel 2019, ben prima dei lockdown. La pandemia ha amplificato un'onda che era già partita.
A trainare il grocery è stata un'offerta più matura (Esselunga, Coop, affari Carrefour hanno consolidato i propri canali tra 2017 e 2020), il quick commerce nei capoluoghi (Glovo, Getir prima della loro uscita dal mercato italiano, Gorillas), e l'apertura di Amazon Fresh in alcune città. Per la prima volta una categoria ad alta frequenza di acquisto, settimanale o quindicinale, è entrata nel canale digitale.
Categoria | Penetrazione (% acquirenti online) | Crescita 2024 |
|---|---|---|
Grocery e alimentari | 63,8% (2024) | dato ISTAT |
Abbigliamento e moda | 60,1% (2022) | settore maturo |
Arredamento e home living | dati di settore | +12% |
Beauty e farmacia | dati di settore | +12% |
Mercato totale prodotti | 38,2 miliardi | +6% |
Fonte: ISTAT Cittadini e ICT (dataflow ICT_10, 2024) per le penetrazioni; Osservatorio eCommerce B2C Netcomm-Politecnico di Milano per le crescite di settore.
Dietro la crescita media del 6% che il mercato segna nel 2024 ci sono traiettorie molto diverse per categoria (Osservatorio eCommerce B2C). Le categorie con maggiore margine di crescita residuo sono Arredamento e Home Living e Beauty & Pharma, entrambe a +12% nel 2024, due volte la media. Sono i settori dove l'esperienza fisica del prodotto pesava di più e dove l'innovazione (try-before-buy, realtà aumentata, recensioni video) ha abbassato la barriera di acquisto.
Il 2020-2022: la pandemia come acceleratore e come distorsione
L'impatto del COVID sui dati contraddice in parte la narrativa dominante.
La pandemia ha indubbiamente accelerato l'e-commerce. La penetrazione Eurostat è salita dal 38,28% del 2019 al 43,93% del 2020: un guadagno di 5,65 punti in un solo anno, contro i 2-3 punti annui del periodo pre-COVID. Nel 2021 si è arrivati al picco assoluto: 51,45%. I dati ISTAT confermano: il 45,9% degli over 14 ha comprato online nel 2021, record storico nella serie. Il fatturato online è salito del 33% in un anno secondo Casaleggio, superando i 64 miliardi.
Tuttavia, nel 2022 è emerso un dato spesso trascurato. Mentre i negozi fisici riaprivano e la gente tornava in centro, la penetrazione e-commerce è retrocessa al 49,30%. Una correzione di oltre due punti percentuali. ISTAT registra lo stesso pattern: dal 45,9% del 2021 al 41,7% del 2022. Molti acquirenti che si erano affacciati all'online durante i lockdown non hanno consolidato l'abitudine. Quando hanno potuto tornare a comprare di persona, lo hanno fatto.
Questa parziale inversione è il dato più rivelatore di tutto il decennio, perché smonta l'idea che la pandemia abbia "convertito" gli italiani all'e-commerce. La pandemia ha forzato l'adozione, non l'ha consolidata. La conferma più solida arriva da uno studio qualitativo pubblicato sull'Italian Journal of Marketing (2021, Springer): 26 PMI italiane intervistate durante il lockdown del 2020 raccontano un'adozione strategica forzata, non un'integrazione consolidata. L'e-commerce era diventato necessario, non scelto. Quando la necessità è venuta meno, parte di quegli investimenti si è ritirata.
Cosa è rimasto di quella fase? Le abitudini consolidate prima del COVID si sono rafforzate. Chi già comprava elettronica online ne compra di più. Chi già comprava moda online si è abituato anche al grocery. Ma chi era stato spinto a comprare online "per forza" durante il lockdown e non aveva una motivazione strutturale, è tornato in parte al fisico.
Il 2023 chiude la fase di assestamento e il 2024 segna il ritorno alla crescita strutturale: +6%, con un mercato prodotti che vale 38,2 miliardi e un mercato complessivo a 58,8 miliardi (Osservatorio Politecnico di Milano). È una crescita ancora solida, ma più lenta del +13% del 2023, segno che la curva sta entrando nella fase di maturità.
Dove siamo nel 2025: numeri, maturità e il divario che non scompare
Oggi, nel 2025, l'e-commerce italiano vale 90,6 miliardi di euro complessivi, con crescita del 6,1% sui 85,4 miliardi del 2024 (Casaleggio Associati 2026). Gli acquirenti online sono 35,2 milioni secondo Netcomm, con un milione e duecentomila in più sul 2024. Il digital retail cresce ancora a doppia velocità rispetto al retail complessivo, e questo conferma che la trasformazione strutturale non si è esaurita.
Eurostat misura la penetrazione 2025 al 56,22% per l'Italia, contro il 73,56% della media UE-27. Il divario attuale è di 17,3 punti percentuali. Si è ridotto rispetto ai 22,8 punti del 2015, ma in dieci anni il recupero è stato di soli 5,5 punti. A questo ritmo, il pareggio con la media europea richiederebbe altri trent'anni.
Anno | Italia | UE-27 | Gap (punti) |
|---|---|---|---|
2015 | 26,4% | 49,2% | 22,8 |
2019 | 38,3% | 56,4% | 18,1 |
2020 | 43,9% | 65,3% | 21,4 |
2021 | 51,5% | 67,7% | 16,3 |
2022 | 49,3% | 67,5% | 18,2 |
2024 | 53,9% | 71,0% | 17,1 |
2025 | 56,2% | 73,6% | 17,3 |
Fonte: Eurostat, dataset ISOC_EC_IB20 (acquisti online negli ultimi 12 mesi, popolazione 16-74 anni). Aggiornamento aprile 2026.
I motivi per cui il gap non scompare si trovano nella ricerca strutturale. Pacvue ha analizzato il mercato italiano nel 2025 e individua tre frizioni persistenti: una cultura dei pagamenti ancora orientata al contante (l'Italia è il paese UE con la quota più alta di transazioni in contanti); una logistica last-mile sottosviluppata fuori dai grandi centri urbani; e una bassa maturità digitale delle PMI. Quest'ultimo punto è documentato in modo preciso: solo il 18,5% delle PMI italiane vende online nel 2025, contro una media UE del 22,2%. Una distanza di quasi quattro punti su un dato che cambia molto lentamente.
Il divario, però, non è uniforme. È fortemente concentrato dal punto di vista demografico. La fascia 25-34 anni raggiunge il 59,7% di penetrazione: allineata alle medie nordiche, sopra alla media UE complessiva. Il problema è agli estremi della distribuzione anagrafica. Gli over 75 italiani comprano online nel 15,3% dei casi nel 2024: un valore basso ma in lenta crescita rispetto al 14,7% del 2019. La distanza tra giovani adulti e anziani è di 44 punti percentuali, una delle più ampie d'Europa.
In quest'ottica, il divario Italia-UE non indica un ritardo strutturale uniforme, bensì demografico. Gli italiani giovani sono già nel mainstream europeo. È la coda anziana, e la quota di territorio rurale poco connesso, che pesa sulla media.
Come è cambiato il profilo del consumatore italiano
Dieci anni di e-commerce hanno trasformato non solo quanti italiani comprano online, ma come comprano. La differenza più rivelatrice è tra acquirenti occasionali e abituali. Nel 2023 gli abituali hanno raggiunto i 24,4 milioni: persone che comprano online almeno una volta al mese, spesso due o tre. Questo gruppo, secondo l'Osservatorio Politecnico di Milano, genera il 93% del valore totale degli acquisti.
Questo dato è essenziale per inquadrare il vero motore del mercato. Non sono i nuovi entrati, e non sono nemmeno gli acquirenti sporadici. Sono i clienti consolidati. Quando un retailer italiano cresce o decresce, è il comportamento di quei 24,4 milioni che fa la differenza. Per questo motivo le strategie di fidelizzazione (programmi loyalty, abbonamenti tipo Amazon Prime, codici sconto ricorrenti) sono diventate centrali per la sopravvivenza dei marketplace e dei retailer indipendenti.
Un'ulteriore trasformazione riguarda la sofisticazione del comportamento d'acquisto. Una ricerca di Shopify del 2025 indica che l'87% dei consumatori italiani confronta prezzi, recensioni, spedizioni e disponibilità prima di acquistare online, e il 39% aspetta attivamente uno sconto prima di concludere l'acquisto. Sono numeri di una fonte commerciale a confidenza media, non un'indagine ISTAT, e vanno letti come tendenza osservata più che come fatto consolidato. Però il pattern è coerente con la fase di maturità in cui il mercato è entrato. Quando l'e-commerce era novità, il prezzo bastava per spostare scelte. Adesso il prezzo è il punto di partenza di una valutazione più articolata, in cui pesano anche tempi di consegna, politiche di reso e affidabilità del venditore.
L'età media degli acquirenti online italiani è salita a 46 anni secondo Netcomm: il mercato non è più giovane-centrico. I dati ISTAT 2024 mostrano come anche le fasce centrali abbiano ormai tassi di penetrazione consolidati. Sono consumatori con potere d'acquisto, agenda fitta e preferenza per la convenienza del delivery, che hanno alimentato la crescita del grocery online, delle consegne programmate e degli abbonamenti ricorrenti.
C'è poi un divario di genere che resta più stabile di quanto ci si aspetterebbe. Nel 2024 il 46,7% degli uomini ha comprato online, contro il 41,9% delle donne (ISTAT). La differenza, di circa cinque punti, si è ridotta ma non azzerata. Riflette ancora una distribuzione del lavoro retribuito e del tempo libero non simmetrica nelle famiglie italiane.
BNPL: il credito al consumo che non si chiama credito
Nel 2018 quasi nessuno in Italia parlava di Buy Now Pay Later. Nel 2024 il mercato vale 6,8 miliardi di euro, con crescita del 46% anno su anno (CRIF). Tra Q1 2022 e Q2 2024 i contratti BNPL sono aumentati del 133%: in due anni e mezzo il segmento è cresciuto a un ritmo che pochi prodotti finanziari hanno mai sperimentato in Italia. I principali operatori che operano sul mercato italiano sono Scalapay, Klarna, Pagolight (PagoPa) e qualche altro player minore.
Il BNPL non si chiama credito al consumo, ma di fatto è una forma di finanziamento rateale. La tipica configurazione è "Pay in 3" o "Pay in 4": l'importo dell'acquisto viene diviso in tre o quattro rate di uguale valore, senza interessi se le rate vengono pagate puntualmente, con possibilità di addebito automatico sulla carta o sul conto. Il consumatore percepisce di "non aver acceso un finanziamento" perché non c'è un contratto bancario classico. Il BNPL si integra nel checkout come un metodo di pagamento.
La struttura degli importi chiarisce la portata pratica del fenomeno. Il 79% delle operazioni BNPL in Italia si concentra sotto i 300 euro e il 60% dei contratti rimane sotto i 1.000 euro (Osservatori.net, 2024). Non sono grandi acquisti finanziati: sono abbigliamento, cosmetici, accessori, piccoli elettrodomestici, libri. CRIF stima che il 42% dei contratti BNPL sia in mano alla Generazione X, seguita dai Millennials al 34%. I dati sull'82% di contratti che riguardano abbigliamento (Experian) confermano la natura del fenomeno: spese ricorrenti, di valore medio, su categorie ad alta frequenza.
A livello di rischio sistemico, secondo CRIF il rischio di credito del BNPL "Pay in X" è circa la metà di quello dei prestiti Small Ticket tradizionali. Le rate sono brevi (sei-otto settimane in media), gli importi sono bassi, e il sistema di valutazione preventivo è sufficientemente filtrato. Ma il BNPL ha un effetto di abilitazione di acquisti che il consumatore non avrebbe altrimenti fatto, ed è qui che entra il regolatore.
Dal 20 novembre 2026 cambia tutto. L'Italia ha recepito la direttiva europea CCD II (Consumer Credit Directive II) con il D.Lgs. 212/2025, pubblicato il 9 gennaio 2025. Da quella data, gli operatori BNPL dovranno condurre una valutazione del merito creditizio per tutti i finanziamenti precedentemente esclusi dalla normativa, inclusi quelli sotto i 200 euro che oggi sfuggono ai controlli classici. Il consumatore vedrà comparire al checkout una verifica più strutturata; gli operatori dovranno integrare nei loro flussi un controllo che oggi è assente per le rate brevi.
L'impatto previsto sul mercato è duplice. Yahoo Finance UK, citando proiezioni di mercato, prevede che il BNPL italiano triplichi, passando da 8,06 miliardi di dollari nel 2025 a 26,6 miliardi nel 2031. Ma la crescita sarà condizionata dalla nuova normativa: alcuni operatori che oggi accettano clienti con scoring borderline dovranno restringere l'imbuto, e la quota di domande accettate scenderà. Per il consumatore italiano questo significa un BNPL più sicuro ma meno accessibile per le fasce più giovani o con storia creditizia limitata.
- ✓ Spesa pianificata, di importo medio, che entra naturalmente in un budget mensile.
- ✓ Rateizzazione di un acquisto stagionale (giubbotto invernale, scarpe da ginnastica) che useresti comunque per mesi.
- ✓ Disponibilità reale di liquidità sul conto entro le scadenze; il pagamento puntuale è la condizione per non avere costi extra.
- ✕ Acquisto d'impulso che non avresti fatto pagando in unica soluzione: il BNPL distorce la percezione del costo reale.
- ✕ Sovrapposizione di più contratti BNPL contemporanei: tre rate da 50 euro su tre prodotti diversi diventano 150 euro al mese che pesano sul budget.
- ✕ Mancanza di tracciamento delle scadenze, che porta a interessi di mora e segnalazioni in centrale rischi.
Il quadro normativo: come si tutela il consumatore nell'e-commerce italiano
Il decennio non ha portato solo crescita di mercato, ma anche un irrigidimento progressivo della tutela del consumatore. Il momento più rilevante è il D.lgs. 26/2023, in vigore dal 2 aprile 2023, che recepisce la Direttiva Omnibus UE 2019/2161 e introduce sanzioni fino al 4% del fatturato annuo o 10 milioni di euro per pratiche commerciali ingannevoli. Camera dei Deputati documenta il quadro completo dei nuovi obblighi: trasparenza sui prezzi di riferimento prima dei saldi (per impedire i finti sconti gonfiati), obbligo di pubblicare recensioni verificate, regole più strette sulle classifiche di prodotto.
Le conseguenze pratiche sono evidenti. Quando un retailer italiano dichiara "prezzo precedente 99 euro, sconto a 49 euro", deve poter dimostrare che il prezzo a 99 euro è stato effettivamente applicato nei trenta giorni precedenti. AGCM ha multato diversi player di settore proprio sui prezzi di riferimento: nel 2025 le sanzioni AGCM sull'e-commerce hanno riguardato dark pattern, recensioni false e clausole abusive nei termini e condizioni, con importi significativi per singolo operatore.
Oggi il consumatore dispone di tutele inedite rispetto a dieci anni fa. Il diritto di recesso a 14 giorni resta la spina dorsale del Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005, modificato più volte) e si applica a tutti gli acquisti online, indipendentemente dal motivo del recesso e senza necessità di dichiarare un difetto. Ma è la trasparenza informativa che è cambiata davvero. Su un sito che vende in Italia oggi devi trovare, a portata di click: identità del venditore, indirizzo fisico, partita IVA, costi totali della consegna, tempi di consegna, condizioni di reso, modalità di pagamento accettate, presenza di strumenti di risoluzione delle controversie online.
Nella pratica, però, la quantità di siti che vendono in Italia ma non hanno la struttura di tutela completa resta consistente, soprattutto nel cross-border. Le piattaforme low-cost extra-UE (Temu, Shein, AliExpress) rispettano formalmente le direttive europee ma in modo molto disomogeneo. AGCM e ANPC hanno aperto procedimenti specifici contro alcune di queste nel corso del 2024-2025. Per il consumatore italiano questo si traduce in una raccomandazione operativa molto concreta: prima di un acquisto su una piattaforma poco conosciuta, è utile verificare la presenza dei dati identificativi obbligatori e la chiarezza delle condizioni di reso.
Il prossimo decennio: cosa dicono i dati sugli anni 2026-2035
Dieci anni di dati ci permettono di proiettare con un margine di affidabilità ragionevole almeno la direzione del prossimo triennio. L'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm-Politecnico di Milano prevede che gli acquisti online di prodotti supereranno i 40 miliardi di euro nel 2026, con una crescita del 5-6% sul 2025. La traiettoria è coerente: 35,2 miliardi nel 2023, 38,2 nel 2024, 40+ atteso per il 2026. Una curva che decelera leggermente ma non si appiattisce.
Lo spazio di crescita strutturale resta nelle categorie sotto-penetrate e nelle PMI digitalizzabili. Il rapporto "Ecommerce Italia 2026" di Casaleggio Associati, 20a edizione, identifica tre driver primari per il prossimo decennio: AI-driven personalization (raccomandazioni di prodotto, dynamic pricing, customer service automatizzato), logistica cross-border (recupero del divario UK e Germania nelle consegne intra-EU sotto le 48 ore) e sostenibilità (packaging riciclabile, programmi di reso a basso impatto, marketplace di seconda mano).
Sulle previsioni di lungo termine occorre realismo. Quanto si ridurrà il divario Italia-UE entro il 2030? Nessuna fonte fa una previsione esplicita su questa soglia. Quello che possiamo dire, basandoci sui trend osservati, è che ai ritmi attuali (-0,55 punti annui di gap medio negli ultimi cinque anni) la penetrazione italiana raggiungerebbe la media UE 2025 (73,6%) intorno al 2056. Ovviamente la curva può accelerare se due variabili si muovono: la quota di PMI digitalizzate (oggi 18,5%, dovrebbe superare il 22,2% UE) e l'alfabetizzazione digitale delle fasce over 55. Per ora entrambe procedono lentamente.
Una variabile che può cambiare il quadro è la pressione delle piattaforme low-cost extra-UE. Temu è entrata sul mercato italiano nel 2023 e in due anni si è imposta tra le app più usate per gli acquisti online. Shein vende in Italia dal 2018 ma ha consolidato la posizione tra il 2021 e il 2024. AliExpress mantiene una base solida soprattutto sull'elettronica accessoria. Queste piattaforme hanno ridisegnato le aspettative di prezzo degli italiani: un prodotto che costa 20 euro su Amazon o sui siti italiani può costare 6 o 8 euro su Temu, con tempi di consegna di 7-15 giorni. La forbice di prezzo, una volta normalizzata l'aspettativa, si traduce in una pressione costante sui margini dei retailer locali.
Resta poi da monitorare l'evoluzione del consumatore. Gli italiani che oggi comprano online sono più sofisticati, più selettivi e più orientati al risparmio rispetto a dieci anni fa. Confrontano i prezzi, leggono le recensioni, aspettano gli sconti. Per chi vende, questo significa che la fedeltà al canale (Amazon vs sito proprio del retailer) pesa più della fedeltà al brand. Per chi compra, significa che gli strumenti di price intelligence (comparatori, alert prezzo, codici sconto verificati) sono diventati parte ordinaria del processo d'acquisto. È in questo spazio che si è sviluppata Shopilo: come uno strumento per trovare codici sconto attivi e verificati che si applica automaticamente al checkout, riducendo la frizione tra trovare un'offerta e usarla.
Note metodologiche
I dati che hanno guidato questa analisi vengono da fonti primarie, recuperate dove possibile via API ufficiali per garantire la riproducibilità.
Le serie storiche sulla penetrazione e-commerce vengono dai dataflow ICT_8 e ICT_10 di ISTAT (Cittadini e ICT, indagine annuale, popolazione 14+, ultimi cinque anni 2019-2024) e dai dataflow ISOC_EC_IBUY e ISOC_EC_IB20 di Eurostat (acquisti online negli ultimi 12 mesi, popolazione 16-74 anni, serie 2015-2025 con aggiornamento aprile 2026). Le due serie non sono sovrapponibili perché ISTAT misura gli acquirenti negli ultimi 3 mesi e Eurostat quelli negli ultimi 12 mesi: nel testo abbiamo riportato il riferimento esatto in ogni passaggio.
I valori di mercato in valore assoluto (miliardi di euro) provengono dai comunicati stampa e dai report dell'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm-Politecnico di Milano (rilasci annuali tra primavera ed estate) e dal rapporto "Ecommerce Italia" di Casaleggio Associati (20a edizione, 2026). I dati sul Buy Now Pay Later vengono da CRIF (rilasci trimestrali) e dal blog Osservatori.net del Politecnico di Milano. Le proiezioni di lungo termine sul BNPL provengono da Yahoo Finance UK, che cita un report di ricerca di mercato di terza parte.
Per la cornice strutturale e culturale abbiamo usato tre studi accademici peer-reviewed con DOI verificato: Capece et al. (2013), Knowledge and Process Management; il modello MOCA di Guzzo, Ferri & Grifoni pubblicato sul Behaviour & Information Technology (2016); e lo studio qualitativo di Bettiol et al. sulle 26 PMI italiane pubblicato sull'Italian Journal of Marketing (Springer, 2021). I tre articoli sono accessibili tramite i rispettivi link DOI nella sezione Fonti.
Sul quadro normativo abbiamo lavorato sui testi ufficiali: D.lgs. 26/2023 (Direttiva Omnibus), D.lgs. 212/2025 (CCD II), Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005). I dati sulle sanzioni AGCM sono ricavati dalle relazioni annuali dell'autorità.
Cinque articoli di settore concorrenti sono stati analizzati per identificare gli angoli non presidiati. Il framework delle tre onde di trasformazione (mobile, marketplace, COVID), la lettura del divario Italia-UE come misura di maturità e il focus sull'evoluzione degli strumenti di risparmio sono prospettive che nessuno dei concorrenti analizzati copre.
Date di chiusura dei dati: ISTAT 2024, Eurostat 2025, Osservatorio Politecnico 2024 (con previsioni 2026), CRIF 2024, Casaleggio 2025-2026.
Domande frequenti
Quanto vale il mercato e-commerce italiano nel 2025?
L'e-commerce italiano complessivo (prodotti più servizi) ha raggiunto i 90,6 miliardi di euro nel 2025, secondo Casaleggio Associati. Il segmento prodotti vale circa 40 miliardi, con previsione di superare la soglia nel 2026 secondo l'Osservatorio Politecnico di Milano. La crescita 2025 sul 2024 è stata del 6,1%.
Perché l'Italia è ancora sotto la media europea nell'e-commerce?
Il divario è di 17,3 punti percentuali nel 2025 (56,2% Italia vs 73,6% UE-27). Le cause strutturali sono tre: una cultura dei pagamenti ancora orientata al contante, una logistica last-mile sottosviluppata fuori dai grandi centri urbani e una bassa maturità digitale delle PMI italiane (18,5% vendono online contro il 22,2% UE). Il divario non è uniforme: i 25-34enni italiani sono già allineati alle medie nordiche, è la coda anziana e rurale che pesa.
Il COVID ha davvero cambiato le abitudini di acquisto degli italiani online?
Solo in parte, e con un effetto minore di quello raccontato. Tra il 2015 e il 2019 la penetrazione era già salita di 12 punti percentuali (Eurostat), in piena crescita strutturale pre-pandemica. Il salto del 2020-2021 è stato reale ma seguito da una correzione: nel 2022 la quota è retrocessa di oltre due punti perché molti acquirenti pandemici non hanno consolidato l'abitudine.
Cos'è il BNPL e quando conviene usarlo?
Il Buy Now Pay Later è un sistema di pagamento rateale, di solito senza interessi, che divide l'importo dell'acquisto in 3 o 4 rate. Nel 2024 il mercato italiano vale 6,8 miliardi di euro (CRIF). Conviene quando l'acquisto è pianificato e di importo medio (l'80% dei contratti italiani è sotto i 300 euro) e quando hai certezza della liquidità per le scadenze. Diventa rischioso se sovrapponi più contratti BNPL contemporanei o se finanzi acquisti d'impulso.
Quali sono le categorie merceologiche più acquistate online in Italia?
Il grocery online ha registrato il salto più spettacolare del decennio: dal 7,5% degli acquirenti nel 2016 al 63,8% nel 2024 (ISTAT). L'abbigliamento è già al 60% degli acquirenti online. Le categorie con maggiore margine di crescita residuo sono Arredamento e Beauty & Pharma, entrambe a +12% nel 2024 contro la media del +6%.
Come cambia il BNPL in Italia con le nuove leggi del 2026?
Dal 20 novembre 2026 entra in piena applicazione il D.Lgs. 212/2025, che recepisce la direttiva europea CCD II. Gli operatori BNPL dovranno effettuare una valutazione del merito creditizio per tutti i finanziamenti, inclusi quelli sotto i 200 euro oggi esclusi dai controlli classici. Effetto previsto: un BNPL più sicuro ma con tassi di accettazione leggermente più bassi, soprattutto per fasce giovani senza storia creditizia.
La trasformazione decennale dell'e-commerce italiano poggia su tre dinamiche spesso trascurate. La prima: la crescita strutturale è iniziata prima del COVID, e la pandemia ha amplificato un'onda già in corso senza consolidarla. La seconda: il divario Italia-UE non è il sintomo di un ritardo uniforme, è il riflesso di una distribuzione anagrafica e geografica molto diseguale. I 25-34enni italiani sono già allineati al Nord Europa. La terza: il vero motore del mercato sono i 24,4 milioni di acquirenti abituali che generano il 93% del valore. Per chi compra online oggi questo significa una cosa precisa: confrontare i prezzi, aspettare gli sconti, verificare i venditori non sono comportamenti opzionali. Sono il modo in cui questo mercato è strutturato dal lato della domanda. Il consumatore italiano che attraversa il prossimo decennio è già più sofisticato di quello del 2015. Il prossimo passo è organizzare bene gli strumenti.
Fonti
- ISTAT: Cittadini e ICT, acquisti online - dataflow ICT_8 (popolazione 14+, ultimi 3 mesi)
- ISTAT: Cittadini e ICT, categorie di prodotti acquistati online - dataflow ICT_10
- ISTAT: Imprese e ICT, vendite online - dataflow DCSP_ICT_4
- Eurostat: Individuals who bought goods or services online over the internet - ISOC_EC_IB20 (serie 2015-2025)
- Eurostat: Internet purchases by individuals - ISOC_EC_IBUY (serie storica)
- Osservatorio eCommerce B2C Politecnico di Milano: il mercato e-commerce italiano nel 2024
- Osservatorio eCommerce B2C Politecnico di Milano: comunicato sulla crescita 2023
- BusinessOnline: dati e statistiche e-commerce 2024 (Osservatorio Politecnico)
- Casaleggio Associati: Ecommerce Italia 2026 (20a edizione)
- Casaleggio Associati: Report e-commerce 2022, dati pandemia
- WorldEF: Italian e-commerce growth 2025 - 90 billion euros (citando Casaleggio Associati 2026)
- Netcomm: news e comunicati sul mercato e-commerce 2025
- Lengow: top marketplace in Italia (citando previsioni Netcomm 2026)
- Osservatorio Mondo Retail: smartphone e acquisti online, dati mobile commerce 2018-2021
- CRIF via Borsa Italiana: BNPL in Italia, 6,8 miliardi nel 2024
- Sky Tg24: dati CRIF su Buy Now Pay Later in Italia, crescita Q1 2022 - Q2 2024
- Osservatori.net: Buy Now Pay Later, distribuzione importi e tipologie contratti
- Yahoo Finance UK: proiezioni mercato BNPL Italia 2031
- WST Legal: D.Lgs. 212/2025 e recepimento Direttiva CCD II in Italia
- Camera dei Deputati: D.lgs. 26/2023 e Direttiva Omnibus, tutela del consumatore
- International Trade Administration: European retail e-commerce, penetrazione Italia 2024
- Pacvue: EU commerce deep dive - Italy trends and insights 2025
- Fabrizio Annunziata su LinkedIn: digitalizzazione PMI italiane 2025 vs media UE
- Shopify: tendenze dello shopping online in Italia 2025
- Qapla: Digital Retail 2024, dati Osservatorio B2C
- Capece, Calabrese, Di Pillo et al. (2013), The Impact of National Culture on E-commerce Acceptance: the Italian Case, Knowledge and Process Management (Wiley)
- Guzzo, Ferri & Grifoni (2016), A model of e-commerce adoption (MOCA), Behaviour & Information Technology (Taylor & Francis)
- Bettiol, Capestro, Di Maria, Micelli (2021), Reacting to the COVID-19 pandemic through digital connectivity, Italian Journal of Marketing (Springer)